Glamour capitolino

E facciamolo questo post cattivo su Virginia Raggi ingiarmata come Cenerentola al ballo del principe.

Sì, facciamolo, perché di politicamente corretto si rischia di crepare e perché nessuno di noi è obbligato a tacere di fronte al cattivo gusto.

Non sei una qualsiasi, cara Virginia, sei la sindaca della città che ha fatto dei cumuli di immondizia il suo biglietto da visita. Sei a capo di un’amministrazione che regge la coda ai mutandari delle bancarelle abusive fatte con i cartoni delle banane e dei loro vomitevoli furgoni, sconcio dei nostri marciapiedi e indecente ornamento di ogni incrocio.

Rappresenti la sottocultura per la quale sarebbero speculazione edilizia i grattacieli di Libeskind e non invece l’ennesimo centro commerciale privo di ogni opera di urbanizzazione. Sei responsabile dei giardini pubblici e dei parchi romani ridotti a tundra, dei giochi per bambini che cascano a pezzi, delle mille obbrobriose reti arancioni piazzate nei luoghi più belli del mondo a segnalare lavori mai partiti.

Sei quella che ha fatto correre ventimila maratoneti di tutto il mondo su strade indegne di un rally, tra i nastri gialli dell’inqualificabile polizia municipale e le transenne arrugginite recuperate da non si sa quale cantiere.

Sei espressione di un movimento che ha fatto dello squallore pauperista la sua bandiera e che si è vantato di un albero di Natale morto, spoglio e spelacchiato.

Ci imponi ogni giorno, in sintesi, la bruttezza: l’esatto opposto di quanto sfoggi davanti ai fotografi delle riviste patinate di costume.

Quindi, Virginia, un vestito così non puoi proprio esibirlo senza offendere i cittadini che amministri. L’unico abito del quale ti dovresti pavoneggiare e che dovresti postare orgogliosa su Instagram è la magnificenza oggi oltraggiata di Roma, il decoro smarrito dei suoi luoghi. Quello è il tuo red carpet, il glamour che ti è richiesto e che ti è concesso. Ti aspettiamo lì.

Post Scriptum

Sia chiaro: Virginia Raggi era bellissima così vestita, come anche alla prima dell’opera. Non è in discussione, qui, il rispetto che le dobbiamo come donna né il suo sacrosanto diritto ad abbigliarsi come meglio crede. Non sfuggirà, tuttavia, che Balestra e Gattinoni le consentono di indossare questi capi esclusivi e sfarzosi solo in virtù del ruolo istituzionale che ella ricopre e per la visibilità commerciale che ne ottengono in cambio. E’ quindi l’istituzione ad essere portata in passerella, e con essa il nostro giudizio di cittadini.

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