Due parole a Michele Emiliano

Per gli iscritti al PD Michele Emiliano potrebbe incarnare il celebre aforisma di Groucho Marx, riveduto e corretto: “non vorrei mai far parte di un club che accettasse uno come Michele Emiliano tra i suoi soci”.

In realtà in ogni compagnia che si rispetti c’è un soggetto così: l’incongruo, lo stonato, talmente imbarazzante a sé stesso che è alla fine consolante per tutti tenerlo lì e perfino invitarlo alle feste, sbulinato e fuori posto, come paradigma di ciò a cui nessuno intende ridursi. Quello che le ragazze fuggono come la scabbia, e al suo confronto tu appari come un modello di Prada. Ogni partito ha il suo Toninelli, si potrebbe dire.

Emiliano ha preso posizioni talmente assurde (tra tutte le battaglie contro Ilva e contro il gasdotto TAP) da essere spiegabili solo con la sua segreta consapevolezza che nessuno l’avrebbe preso sul serio. Non ricordo, del resto, una sua posizione in linea con il partito al quale appartiene; e infatti nessuno ha capito perché si sia inopinatamente tirato indietro dalla scissione dopo averla fomentata. Il 10% da lui raccolto alle primarie deve essere considerato un grande successo, anche se è vero che all’epoca sembrava ancora mentalmente stabile.

Tutti sanno che non è stato ancora cacciato dal partito perché ci sono problemi più seri da affrontare e perché non si caccia lo scemo dal villaggio, del quale rappresenta in un certo senso un elemento di colore.

Va lasciato lì, in attesa che la storia faccia giustizia di lui alla prima occasione utile.

Le bestialità che può aver detto e scritto in merito all’accordo con i 5s non vanno calcolate e non meritano commenti, ovviamente (e nessuno infatti le calcola e le commenta), come nulla di quanto ha detto e scritto negli ultimi 18 mesi.

Dispiace solo per gli amici pugliesi, questo sì. Non meritano un governatore psicolabile, con tutti i problemacci che devono affrontare.

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2 pensieri su “Due parole a Michele Emiliano

  1. “La tolleranza è uno dei pilastri della vita civile ed è condizione necessaria della libertà, ma proprio per questo deve avere un limite: non è giusto, ed è molto pericoloso, essere tolleranti con coloro che vogliono privarci delle nostre libertà” C.Cerasa.

    E così si è ritagliato l’invidiabile ruolo di ‘cavallo di Troia’ (la maiuscola per tollerante concessione) per missione da rifinire secondo Baffino. Peccato che, passando piuttosto per ‘somaro di Troia’, sia ormai semplicemente una SERPE IN SENO.
    Sarebbe il caso d’inserire qualche minuscola d’intolleranza.

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