“Da noi non si usa”

Quella frase intercettata a Pierfrancesco Maran ci rende orgogliosi di averlo come amministratore della seconda città d’Italia.

Sarà la magistratura a dire se ciò che invece “si usava” a Roma fosse legale o meno, noi attenderemo le sentenze e nel frattempo starà a Virginia Raggi valutare se la sua permanenza a Palazzo Senatorio sia ancora opportuna.

Maran non è un eroe civile. È semplicemente un modello di come si serve e si onora un incarico da amministratore pubblico.

Ha solo 38 anni, è assessore da due mandati per il PD e prima si è fatto la gavetta politica da consigliere di zona e comunale. Per inciso, è stato stretto collaboratore di quel Penati barbaramente giustiziato per responsabilità penali poi rivelatesi inesistenti.

Maran ha adesso il mandato all’urbanistica, che in una città come Milano lo rende l’uomo più teoricamente corruttibile d’Italia; la forma smagliante della sua città testimonia inequivocabilmente, invece, il modo in cui lui, la giunta cui appartiene e anche quelle che lo hanno preceduto hanno resistito alle tentazioni che pure saranno arrivate in quantità.

Maran dichiara un reddito inferiore ai 70mila euro annui, cifra che gli estremisti anticasta non si vergognano di giudicare abnorme farneticando di “restituzioni”; potete solo immaginare quanti zeri in più vantino le operazioni immobiliari che gli passano quotidianamente davanti al naso e quanto valgano – di conseguenza – la competenza e la rettitudine di chi è chiamato quotidianamente a proteggere il delicato equilibrio urbanistico di una metropoli come Milano promuovendone allo stesso tempo lo sviluppo economico.

Il “da noi non si usa” di Maran deve risuonare come un inno alla decenza, all’onestà senza l’acca davanti; deve insegnarci che i successi amministrativi ed elettorali non arrivano per caso; dovremmo appuntarcelo sul petto e mostrarlo a tutti con orgoglio, noi che abbiamo votato il suo partito.

Infine, caro Pierfrancesco, grazie per quel “noi”. Avresti potuto dire “da ME non si usa”, gonfiando il petto; hai invece voluto condividere il merito con la squadra di cui fai parte e con tutti i milanesi.

Siamo fieri di te.

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