Se questi sono i leader

Stimo Nicola Zingaretti, un bravo amministratore che però non ha neppure lontanamente i numeri per rappresentare la “nuova speranza” del Partito Democratico ormai moribondo.

Le sue dichiarazioni di ieri, come ormai di consueto affidate ai social network, fanno peraltro dubitare della sua lucidità e allungano ulteriormente ombre già lugubri su una classe dirigente totalmente deprivata di ogni visione utile a restituire al partito una strategia politica degna di questo nome.

Dice (o meglio, posta) Zingaretti: il video di Di Maio sull’aereo di stato noleggiato da Renzi ha avuto quattro milioni di visualizzazioni e 100mila condivisioni; il PD è invece diviso in correnti e non è organizzato efficacemente per la comunicazione in rete. Segue invito a stare uniti e a competere con il M5s nel modo di aggredire l’elettorato sul web.

Innanzitutto sono due problemi diversissimi; come può venire in mente a un politico teoricamente navigato, con ambizioni da leader, di mischiare in un unico triste tazebao (con tanto di apertura strillata in maiuscolo) temi tanto eterogenei? Dopodiché qualcuno spieghi a Zingaretti che:

  1. Le correnti ci sono perché quelli come lui ne hanno fatto parte; Zingaretti è stato un orlandiano e non ne ha mai fatto mistero, almeno fino al giorno in cui è diventato zingarettiano;
  2. Zingaretti ci sprona a comunicare efficacemente in rete, ma le condivisioni del suo post su FB erano a ieri sera 300, i retweet 17. Fa meglio un liceale con le foto della movida ferragostana a Gallipoli.

Calo un velo pietoso sul tema correnti, a proposito delle quali Zingaretti sconfina nell’ipocrisia; egli fa palesemente l’unanimista con il consenso degli altri.

Affettuosamente vorrei invece dirgli una cosetta sulla rete: se il PD si mette a rincorrere gli elettori sui social network perderà di qui all’eternità. Se smetterà di contare gli elettori delle primarie e gli attivisti dai circoli per dedicarsi alle condivisioni dei video di propaganda sarà davvero la fine (attenzione: questo vale anche per i renziani, o come si chiamano oggi).

Per gli elettori del PD non è importante il canale che usi ma di che cosa gli vuoi parlare. Sai com’è, hanno l’assurda pretesa di farsi una loro opinione e di favorirti il loro consenso dopo aver verificato che qualcuno si è fatto carico di ascoltarla. Per coloro che seguono Salvini e Di Maio, viceversa, è bene lasciare ogni speranza: l’incantesimo che li ha stregati si esaurirà per consunzione, non certo per le abili mosse comunicative degli spin doctor di Zingaretti.

È esattamente il contrario che devi fare, caro Nicola: il PD deve mettere al centro contenuti politici forti (e direi che siamo ancora lontanissimi dal capire quali), non deve aver paura di fuggire mille miglia lontano dalle banalizzazioni dei grillini e dalla politica fatta con i videoclip populisti.

Se agli elettori di Di Maio piacciono le sceneggiate sull’aereo di stato, beh a quelli del PD interessa stare con gli occhi bene aperti su ciò che è davvero importante per l’Italia e per gli italiani. Se adesso questo non è di moda dobbiamo fare in modo che torni ad esserlo, non sbandare dietro a un modo di far politica che demolisce le fondamenta culturali dello stato repubblicano.

Se questo era il tuo inizio, caro Zingaretti, cominciamo male. Ma male, male, male (cit.).

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5 pensieri su “Se questi sono i leader

  1. Sarò al solito anche ovvio, però è una questione di diffusione (e quindi i media).
    E non era tanto un errore di Renzi se i suoi 100 punti del programma elettorale (come il testo della Riforma Renzi/Boschi) non abbia avuto la diffusione che richiedeva.
    Ma è evidente che il Riformismo è una mutazione per ora selezionata dalla natura (!!).
    Però è ormai presente.
    E’ solo questione di tempo e i vari zingaretti o cigiellini hanno il destino segnato.
    Buona domenica.

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  2. Ahi Ahi! Non sono d’accordo. Abbiamo sperimentato che massa degli elettori non è di nessun partito o movimento: passa da Berlusconi a Renzi e finisce con il votare DiMaio. E’ matematica. Pochi sono legati culturalmente o sociamente ad un partito. Quindi per evitare che gli elettori legati al PD non smettano di votarlo (probabilmente astenendosi dal votare) bisogna portare quei contenuti di cui tu parli. Pero’ bisogna anche raggiungere la massa che non ha legami ma vota d’impulso, quelli che non seguono la testa ma la pancia. Per questi la comunicazione è tutto. L’incapacità di far comunicazione efficace è una grossa carenza del PD, a mio giudizio altrettanto dannosa delle divisioni interne. Credo oggi si debba comunicare in modo chirurgico per smerdare l’avversario e creare consenso sulle proprie iniziative. Altrimenti combattiamo con la fionda contro un nemico che ha il raggio della morte.

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    1. Non dico che non occorra comunicare, ma che il metodo usato da m5s è imbattibile. È infatti fondato sulla diffusione virale di palesi falsità e sulla fidelizzazione degli analfabeti funzionali. Per quanto possa fare il PD voglio sperare che non si metta su questa strada. Non c’e che rialimentare una speranza ricostruendo una qualche forma di unità politica a sinistra e trovando un leader da sostenere senza distinguo e senza polemiche . A quel punto avremo qualcosa da comunicare

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  3. Va bene, ma se il sistema mediatico non ti caga, e dà risalto solo ai vari Mentana, Zingaretti, insomma agli antiriformisti (è un dato di fatto), puoi escogitare anche la migliore delle presentazioni, ma ti restano nel gozzo.

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  4. La classe politica del PD è il nulla, Zingaretti incluso. L’unico differente è Renzi, anche se si è sputtanato con una missione suicida chiamata referendum. Quindi che si fa? Credo che il PD sia giunto al capolinea e occorra una rottura definitiva. In questo momento sto pensando a qualcosa di mostruoso ma forse è l’unica via di uscita. Per mezzo secolo l’analfabeta funzionale ha votato PCI, DC e estremismi vari. Ora vota Lega, 5stars e estremismi vari. Il problema quindi è che non vota più quello che voto io con coscienza e consapevolezza. Mi piacerebbe non parlare di leaders ma di idee. Le seconde durano, si discutono, si evolvono. I primi possono solo essere tifati.

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