Roma ha detto basta

Stamattina sono stato in Campidoglio, alla manifestazione di protesta contro il disastro amministrativo di Roma perpetrato da Virginia Raggi e dalla sua giunta di ectoplasmi.

Merita scriverne, perché è stata una manifestazione singolare che segna un punto di svolta nella parabola politica del movimento 5 stelle, non solo a Roma.

Su twitter l’ho definita “una giornata di tranquilla rabbia borghese”; in piazza c’erano infatti associazioni, società civile, un bel pò di PD mescolato tra la folla, ma soprattutto un sacco di persone qualsiasi che avevano tutta l’aria di essere scese in piazza per la prima volta nonostante la non tenera età.

Famiglie, coppie. Uomini e donne che utilizzano intensamente la città per le proprie faccende, che ne respirano l’aria, ne attraversano le strade, ne occhieggiano quotidianamente l’aspetto e la salute, come si fa con i propri cari.

Armati di cartelli e striscioni fatti rigorosamente in casa e non certo negli antri di qualche famigerato centro sociale autogestito, né nella sala bridge del Tennis Club Parioli. Indignazione genuina, consapevole, sobria, moderata ma puntuta.

Donne, tante donne. Alcune con quel meraviglioso piglio da guerriere di lavoro e di casa che pareva sfidare direttamente la sindaca: “ma chi ti ha insegnato a tenere in questo modo la baracca?”

Pochi manifestanti organizzati, politici e militanti arrivati alla spicciolata, da cittadini, mischiati, senza bandiere e senza tribune da cui parlare. Pochi giovani, se non i figli degli adulti che ce li hanno trascinati per forza o per piacere.

Tutti chiaramente borghesi, nel senso nobile del termine. Gente che nella Capitale ha sempre vissuto con orgoglio di cittadinanza, nonostante i suoi tanti difetti, facendo la sua parte. Figli e nipoti della sterminata classe amministrativa nata con l’unità d’Italia, in tutto e per tutto cittadini romani anche se qui da poche generazioni, o per recenti traslochi. Né ricchi né poveri. Consapevoli del privilegio e toccati dalla responsabilità di vivere in una città unica, che non cambierebbero con nulla al mondo. Istruiti quel tanto, colti quel tanto, informati quel tanto sulle cose del mondo da saper distinguere tra chi è capace di amministrare la casa comune e chi se ne serve per affermare abusivamente la propria sete di potere e di prevaricazione sociale.

Venuti da mille strade diverse, e in mille modi diversi: principalmente dai quartieri a ridosso del centro, periferici nel dopoguerra e oggi alberghi dignitosi, non certo opulenti, della middle class cittadina.

Non sono scesi in piazza per disciplina di partito, non sono adepti. Da buoni borghesi – pragmatici, con i piedi per terra – hanno capito che la loro sicurezza è in pericolo, così come il loro tenore di vita e la speranza in un futuro migliore per i loro figli nella città che amano.

Non sono barbari, è vero. Non hanno la protervia del descamisado, il furore del rivoluzionario d’accatto, l’arroganza dell’escluso che pretende inclusione tutta e subito, senza necessariamente meritarsela.

Ma sono popolo, vivaddio. Sono il cuore di ogni città, sono coloro che ne definiscono il carattere, l’economia, la cultura. Vanno ascoltati, almeno al pari di quanti strepitano magari con voce più alta, ma non con più argomenti né con maggiori crediti da far valere.

Stasera la sindaca li ha apostrofati su FB con un post inaudito e ripugnante (scritto certamente da altri, Grillo o Casalino), definendoli “volti provati e stanchi, bastonati”, “chiome bianche”, dando loro dei radical chic con borsa firmata e barboncino al guinzaglio, chiamandoli in correità con Buzzi e Carminati. Ha sciorinato a mo’ di scusante, con la sua solita petulanza, il risibile compitino che ella si è assegnata da sola e che, con tutta evidenza, non sarebbe sufficiente neppure per un quartiere di una città di provincia.

Virginia, non hai capito nulla di come si amministra una capitale. Se ti fossi affacciata stamattina in Campidoglio te ne saresti resa conto. Dovevi unire, non dividere. Ispirare, non irridere. Accogliere, non discriminare. Rivolgendoti unicamente ai cittadini che in numero sempre minore ti battono le mani e insultando gli altri tradisci il tuo mandato, disonori la fascia tricolore, e – per grazia di Dio – prepari la tua rovinosa disfatta personale, che sarà anticamera della fine anche per quell’obbrobriosa politica della menzogna che ogni giorno di più scopre le sue vergogne davanti all’opinione pubblica.

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2 pensieri su “Roma ha detto basta

  1. Non sono stato alla manifestazione dell’altro giorno, ma avrei voluto. Avrei voluto respirare quell’aria intrisa di speranza, che mi manca da troppo. Ne hai scritto in maniera esemplare. Complimenti. Sul Sindaco: il suo mandato è già finito, e non perché un tribunale l’abbia spodestata o una congiura tutta interna al “palazzo” l’abbia esautorata. No. Perché ella stessa non si riconosce più nella città che dovrebbe amministrare. Quel commento di cui parli è l’equivalente di chiudersi fuori del portone, senza chiavi. A non rivederci, Virginia. Per poco che sei durata, è stato anche troppo.

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  2. A me è sempre piaciuto un concetto ed esprimerlo: ognuno è LEADER, nella civiltà che vive e insieme agli altri che lo affiancano. In quella piazza dunque c’era la presenza di un grande LEADER, non un portavoce ma con voce propria e nascente.

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