Il processo Raggi

Non so come finirà il processo a Virginia Raggi e non sono neppure granché informato sui suoi sviluppi.

La mia idea da uomo della strada è che si tratti di una vicenda del tutto inconsistente, poco più che un processo alle intenzioni della Sindaca delle quali si pretenderebbe di dimostrare e condannare l’insincerità; tuttavia io sono un uomo della strada, appunto, e non ho informazioni approfondite né la competenza per giudicare.

Per fortuna abbiamo una magistratura, alla quale dei giudizi miei e di tutti gli altri uomini della strada non interessa né punto né poco; sarà essa, con i diversi gradi di giudizio stabiliti dalla legge, a decidere se la Raggi è colpevole e di cosa.

Personalmente, sempre da uomo della strada, auspico il suo proscioglimento. La condanna per capi d’accusa fumosi e opinabili alimenterebbe polemiche e distrarrebbe l’opinione pubblica dalla questione di fondo: Virginia Raggi, e il M5s con lei, ha fallito clamorosamente la sfida del confronto con la realtà che le responsabilità di governo impongono. La Raggi, e il M5s con lei, ha dimostrato quanto sia pericoloso incapricciarsi a governare una capitale attingendo unicamente alla propria furia ideologica, senza uno straccio di competenza amministrativa e di cultura politica né una classe dirigente degna di questo nome. Con lo sfacelo imposto a Roma ella è stata il miglior testimonial a favore dei “vecchi” partiti e dei loro amministratori, magari poco sexy ma capaci di affrontare e risolvere i problemi della gente. È su questo che dovrebbe esprimersi il giudizio sulla giunta Raggi, e questo giudizio le dovrebbe arrivare dalle urne elettorali, non da un tribunale.

Ma comunque, si diceva, per i processi c’è la magistratura.

Qualsiasi sia il nostro punto di vista su questa vicenda giudiziaria, sarebbe bello che una volta tanto si facesse tutti un esercizio semplice semplice: tacere rispettando la sentenza.

Se sarà favorevole per la Raggi, ella dovrà tentare un disperato ma ineludibile recupero della dignità amministrativa minima accettabile per Roma. Non ci interessa come, si attrezzi per svolgere la seconda metà del suo mandato con disciplina e onore, smettendo di mentire sulle condizioni della città e meritandosi almeno qualche approvazione da parte di chi ci vive.

Se sarà riconosciuta colpevole rispetti un principio di decenza e coerenza politica e si dimetta senza polemiche. Potrebbe essere questo l’unico vero atto di rispetto e servizio verso una città a cui ella, e tutto il M5s con lei, non ha saputo regalare che inadeguatezza, degrado, declino economico e rancore sociale.

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