E ora basta sfottere i grillini

Le due manifestazioni antigrilline di Roma e Torino segnano un punto di svolta nelle dinamiche del sentimento popolare italiano.

Chi è stato in piazza lo ha toccato con mano: si è incrinato il pregiudizio positivo che ha portato ad accumulare oltre ogni ragionevole limite fiducia, speranze, illusioni in capo a un non-partito palesemente impossibilitato a onorarle.

Quel pregiudizio ha funzionato per anni in modo prodigioso, alimentato dalla diabolica macchina comunicativa di Grillo e Casaleggio; si è cinicamente nutrito della frustrazione inoculata nella coscienza collettiva dalla crisi economica; ha avvelenato i pozzi della politica, assistito dalla denigrazione sistematica di qualsiasi avversario e dalla consapevole mistificazione dei dati di realtà.

Finché tutto ciò avveniva con il M5s all’opposizione non vi era alcuna strategia possibile di contrasto per chi governava. Troppo mirabolanti le promesse, troppo ruffiana la retorica, troppo assetata di placebo l’audience, troppo miserabile la “vecchia politica” se rapportata alle rutilanti menzogne dei nuovi guitti di piazza e di social network.

Ma fatalmente è arrivato l’appuntamento con il governo e la musica è repentinamente cambiata. Dopo due anni si misura agevolmente, nelle due principali città governate di Roma e Torino, l’inconsistenza politica e la mediocrità amministrativa delle esangui e raccogliticce classi dirigenti grilline; si sperimenta non solo la prevedibile vacuità delle bombastiche promesse spacciate in campagna elettorale ma perfino la distruzione del capitale civico accumulato negli anni precedenti da amministrazioni certamente imperfette, ma almeno capaci di atti e fatti concreti a presidio del bene comune.

Il fallimento grillino a Roma e Torino è clamoroso e stupefacente perfino per chi lo aveva preconizzato. Non solo il movimento è franato sotto la sesquipedale impreparazione a governare i processi più elementari della pubblica amministrazione locale, paralizzando i servizi essenziali per i cittadini e sabotando ogni progetto di sviluppo a medio e lungo termine; senza abbandonare una prosopopea che lo rende ogni giorno più incongruo e grottesco esso è anche incappato nei più miserevoli infortuni etici imputati per anni ai suoi avversari: nepotismo, mancata trasparenza, favori agli amici, ma soprattutto una fenomenale propensione al falso ideologico (che questo sia penalmente sanzionabile o meno è irrilevante).

La nudità del re è manifesta a chiunque ormai, e la reputazione del movimento è irrimediabilmente compromessa dai passi falsi di Roma e Torino. Non si trova più chi sia disposto a compromettersi con chi governa, e ogni giorno si aggiunge una nuova voce al coro degli scontenti. Non si contano più i portatori di interessi che hanno definitivamente ritirato la fiducia al movimento e che manifestano apertamente la loro opposizione a chi governa così maldestramente quelle sfortunate città, né si contano i pentiti di un voto attribuito sull’onda della credulità. Questo processo è largamente iniziato anche su scala nazionale, anche se occorrerà tempo per il suo completo dispiegamento.

Tuttavia all’appello con la presa d’atto del fallimento grillino manca ancora una fetta importantissima di elettorato: quello zoccolo duro che ha entusiasticamente abbracciato il movimento tradendo le proprie convinzioni politiche più profonde, e che per compiere questo passo ha dovuto investire rilevanti risorse “affettive” nella nuova relazione. Grillo e Casaleggio non hanno chiesto loro solo un voto ma un’adesione profonda, un patto di sangue, una alliance sacrée che non si rompe per le sole ragioni di una contingente opportunità politica.

La dissoluzione della solidarietà di setta è un passaggio delicatissimo, che va messo a fuoco correttamente se non si vuole correre il rischio di rinsaldare ulteriormente lo spirito di corpo grillino eccitato dall’assedio degli avversari; è probabile che in questo momento proseguire con l’aggressione frontale agli imbarazzanti limiti manifestati sul campo dai dirigenti pentastellati non produca apprezzabili risultati in termini di erosione della base elettorale più fedele.

Oltre a lavorare sull’alternativa politica a sinistra (l’unica che potrà concretamente e definitivamente obliterare questa fase storica) ritengo che sia adesso opportuno archiviare ciò che rappresenta – ahimè – la principale attività di opposizione politica al grillismo: il perculamento e lo sfottò. Una volta disvelata l’imbarazzante inadeguatezza di quella classe dirigente, occorre che i loro sostenitori abbiano la possibilità di distaccarsene per loro scelta autonoma più che per vergogna indotta dall’esterno. L’innamoramento con il movimento li rende vulnerabili e a nessuno piace essere sfottuto per aver sinceramente amato, né che l’oggetto del suo amore sia denigrato o messo in ridicolo. Anche, e forse soprattutto, nel momento in cui l’amore finisce.

Ripulire l’opposizione dai toni “grillini”, rinunciare alle innumerevoli (e ghiottissime) opportunità di polemica spicciola sull’ignoranza, sull’analfabetismo, sull’impreparazione, sulla grossièreté, sull’incongruità di tanti suoi personaggi, sulle figuracce a cui espongono loro stessi e il paese; distogliere lo sguardo dai congiuntivi di Di Maio, dalle bestialità della Lezzi, dalle stramberie di Toninelli: ne saremo capaci?

Sapremo trattenerci – soprattutto chi è stato in trincea da renziano, e che ben più violenti sfottò ha dovuto subire per cinque anni – dal raccogliere facili like, cuori e retweet sulle prese per il culo a buonissimo mercato (te le servono su un piatto d’argento) per concentrarci su ciò che ha rilevanza politica e magari sul processo costitutivo di un’opposizione (meglio, di un’alternativa) degna di questo nome, consapevoli che lo spettacolo dato da essa in questi mesi non è meno miserabile di quello grillino? Sapremo essere fermi e indisponibili all’inciucio ma rispettosi di una implosione che genererà dolore e sofferenza genuina in tanti che hanno votato 5s in buona fede?

Per questa maturità passa la fase politica che le piazze spontanee di Roma e Torino hanno finalmente aperto. Quel popolo si è dimostrato saggio ed equilibrato, altrettanto dovremmo saper fare noi, militanti e dirigenti di un’opposizione consapevole delle sue enormi responsabilità.

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6 pensieri su “E ora basta sfottere i grillini

  1. Parole sante. Chiarezza di esposizione e limpidezza di pensiero, umiltà. Avrei tanto voluto sentirle alla Leopolda o al Forum per l,Italia, per dire. Mai una gioia da queste allegre scampagnate. Qui al Nord abbiamo gia’ assistito negli anni 90 all’emorragia dei voti verso la Lega, allora Nord, della base produttiva locale ( in soldoni dei lavoratori ) che in qualche modo non si sentiva più rappresentata da una sinistra percepita come elitaria e snob ( inteso proprio nel senso letterale etimologico del termine: sine nobilitate ). Non uno di quei voti è rientrato alla base. Toscana ed Emilia stanno seguendo inesorabilmente questa strada. Ci sarebbe da meditare. La folla frustrata e ansiosa alla ricerca di un capro espiatorio che ha smobilitato in direzione m5s rientrera’ alla base, oppure, io temo, ritenendo la politica una cosa sporca, faccenda da pescecani riverserà la sua disillusione nell’astensionismo? Nulla è perduto,ma……moviamoci.

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  2. Forse mi sbaglierò, come al solito, ma vedendo diversi aspetti di questa realtà, ho la netta sensazione di un vero e proprio meccanismo di riappropriazione del potere da parte della ‘destra’.
    Non tralascio nemmeno il PDR che sta firmando di tutto (e non si dica che non abbia scelta).
    Ho la sensazione che tutti, nessuno escluso, tra i vari politici, si sia impegnato in questi ultimi anni, in ogni loro apparente contraddizione, per tastare il polso a un popolo che, loro buongrado, si sono accorti che è clinicamente morto. I social sono la sua lapide.
    Sentenze tipo “81 anni di rate senza interessi” avrebbero rivoltato ben altra popolazione viva e cosciente. Questa della ‘sinneca’ è soltanto la beffa finale.
    Che dire… vogliamo dare a qualche migliaio di manifestanti pacifici tra Roma e Torino, la ‘responsabilità’ di una riscossa?
    Secondo me questo Paese è fottuto.

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  3. Voglio di più…
    Voglio poter andare nelle sezioni di partito, alle riunioni di quartiere, ai comitati, ai meetuuuuup, chiamateli come vi pare.
    Voglio ascoltare delle proposte, guardare in faccia chi le fa, sentire come dice le cose.
    Voglio che chi ha qualcosa da dire sia in grado di articolarlo per più di tre righe copiate qua e là mentre sta seduto sul water.
    Abbandonare in massa twitter, facebook, instagram.
    Lasciare senza acqua lo stagno in cui si affollano queste trote affamate di notizie senza fonti, di insulti senza faccia, di immagini da sputare in aria di nascosto.
    Che le trote e i trota di questi dibattiti per decerebrati si sbranino fra loro.
    Per favore…

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  4. Condivido quanto hai scritto, con la tua analisi, Yoda.
    Sono pienamente d’accordo che si debbano portare avanti proposte politiche e non farsi condurre sul loro terreno di gioco.
    Io però dividerei chi ha votato il movimento 5 stelle da chi lo sta governando, i leader.
    Condivido il fatto che non si debbano fare sfottò sul primo gruppo.
    Io mai li ho fatti e se qualcuno ha interagito con me su twitter ho sempre cercato di rispondere in modo colloquiale.
    Ma non sono d’accordo che non si possano fare battute sui rappresentanti politici.
    La satira su di loro rende il re nudo e non prendere in giro chi li ha votati è essenziale (condivido) per dare la possibilità a questi ultimi (almeno alla parte che ha votato per “protesta” o perchè delusa dalla politica precedente e non sapeva dove rivolgersi) di vederlo nella sua nudità ed avere lo spazio di rimettersi in discussione per il prossimo voto.
    Per gli altri del primo gruppo che vivono come “fede”l’appartenenza c’è poco da fare. Non li convincerai mai.
    Anche se ho il sospetto che saranno loro(tra un mese, un anno o 10) a chiedere la testa dei loro attuali “capi popolo”.

    Ancora una cosa.
    Se intendi che le battute non debbano essere fatte dai leader o eletti dell’opposizione, sono pienamente d’accordo, perchè sono solo controproducenti.
    Chi è in parlamento deve avanzare proposte e fare critiche costruttive non deve demonizzare l’avversario.

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  5. Sempre molti passi avanti rispetto a tutti tu sei. E tuttavia, ho la precisa sensazione che questo progressivo, innegabile, grottesco sgretolamento della terrea maschera del grillismo significhi solamente il disvelamento del suo substrato ferroso, il salvinismo. Ovvero, sono ormai certo (e sgomento di esserlo) che esista una robustissima maggioranza relativa di italiani spaventosamente ignorante e gravemente miserevole (per paura ed egoismo, per analfabetismo civico, per feroce oblio del prossimo e del bene comune), la quale è stata magnetizzata dalla narrazione anti-sistema propalata dalle scientifiche menzogne casaleggesi, ma che ora con enorme naturalezza si agglutini alla pancia del Capitano, animale politico disgustoso perché capace di polarizzare con un efficace cinismo d’accatto il peggio delle pulsioni della sua audience elettiva (berluscones a basso reddito, leghisti apocalittici o integrati, terrapiattisti trumpiani ecc.) che ora, non casualmente, i sondaggi fotografano in lenta ma sicura transumanza dalle urne gialle a quelle verdi. In conclusione, condivido la tua visione della parabola pentastellata, ma dispero che una qualunque opposizione progressista, anche molto meno disgregata, molto meno ombelicale e molto meno autolesionista di questa, possa oggi sconfiggere questo immenso, viscido, putrescente tsunami fangoso che la storia, in tutto il globo ma soprattutto nella nostra povera patria, sta soffiando feroce verso di noi. Alleniamo i nostri polmoni ora che possiamo, perché temo che dovremo trattenere il respiro a lungo.

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