La sinistra ai tempi del reddito di cittadinanza

Continuo a pensare che questo governo sia pernicioso, nel suo complesso, per il Paese. La sua azione è sgangherata, imprudente, contraddittoria, rozza, instabile, non sostenibile. Tutto ci dice che non durerà a lungo, e che le contraddizioni esploderanno non appena si modificherà l’omeostasi artificiale che i due partiti populisti sono riusciti a confezionare guardando unicamente al consenso elettorale. In ogni caso l’opposizione feroce al metodo e alle politiche gialloverdi è ogni giorno di più un dovere per chi ha a cuore il bene comune e la salute della Repubblica nel medio-lungo termine.

C’è tuttavia un limite che noi oppositori non possiamo varcare, perché facciamo parte di una comunità che trascende i perimetri di appartenenza politica e perché nel farne parte ci riferiamo ai valori della sinistra, o del cattolicesimo democratico; ma anche perché questo limite è stato calpestato con violenza, nel recente passato, dagli scarponi e dai mocassini della nuova destra. E noi questo gesto non vogliamo imitarlo né – del resto – ci sarebbe perdonato.

E il limite è questo: dobbiamo restare capaci di gioire con chi gioisce per i provvedimenti di un governo che detestiamo, soprattutto quando essi sono diretti – sia pure con tutte le storture che non dobbiamo stancarci di contestare – alla parte più povera e sofferente del paese.

Accanto ai numerosi parassiti da divano, scienziati del lavoro nero, prestigiatori dell’ISEE, profittatori di un welfare non meritato, dobbiamo riconoscere che vi saranno altrettanti poveri cristi, emarginati, sfiduciati che dalla vita hanno avuto poco e dallo stato ancora meno. Questi non sono, probabilmente, tra coloro che strepitano, che trollano, che blastano ma tra coloro che soffrono silenziosamente e non vedono luce.

Noi sappiamo che il reddito di cittadinanza non sarà la panacea per tutti i loro guai, né la pensione minima incrementata abolirà la loro povertà; abbiamo chiaro, inoltre, che finanziare quelle misure con il deficit significa turlupinare proprio i più poveri, che della finanza pubblica allegra pagano sempre il salatissimo prezzo.

Nonostante tutto, quelle misure rappresentano per tanti una speranza, e una buona notizia. Una chance – o quantomeno una suggestione vissuta come tale – per stemperare uno stato di afflizione, di iniquità sociale, di mortificazione. Non possiamo commettere l’errore di augurar loro la delusione delle loro attese, di deridere la speranza di un miglioramento della loro condizione quando, e credo non manchino i casi, essa è determinata non tanto da scarsa responsabilità sociale quanto da oggettiva carenza di opportunità.

Non importa se lega e cinquestelle hanno fatto l’esatto contrario, opponendo la loro proterva ragion politica alle più limpide conquiste sociali della scorsa legislatura (tra queste, in particolare, la riforma delle unioni civili che tanta felicità ha seminato senza l’ombra di un sacrificio); l’Italia è una e indivisibile e se tanti italiani si trovano a esultare per ciò che lo Stato offre loro oggi noi dovremo trovare il modo di esultare con loro, ferma la nostra opposizione a questo orribile governo. Attenzione, quindi (lo dico a me stesso), alle facili ironie; alla spocchia; allo snobismo di chi non sa più riconoscere il valore di qualche centinaio di euro al mese dopo che ne ha difesi a spada tratta 80; a confondere il sangue e la carne dei poveri con la meschinità dei furbi; a processare il popolo anziché la nuova casta.

O non saremo più sinistra, né più concittadini, né più meritevoli, domani, di riguadagnare la fiducia di tutti e di stendere ponti al posto dei muri quando si tratterà di ricostruire il paese.

È dura, lo so.

Annunci

4 pensieri su “La sinistra ai tempi del reddito di cittadinanza

  1. Ho spesso condiviso e aporezzato il tuo modo di parlare di politica. Questa volta non riesco ad essere d’accordo con il tuo ragionamento. Non si tratta di godere o meno per delle misure che , come giustamente dici, andranno ad alleviare lo stato di indigenza di persone che non vedono in quei provvedimenti la scusa per approfittarsene, ma anzi, ne hanno effettivamente bisogno . Il punto secondo me è un altro . Quelle stesse misure, per come sono state concepite , provocheranno una serie di conseguenze tali ( vedi clausole di salvaguardia per impedire l’aumento iva nei prossimi anni ) , che per forza di cose , con questo o con altro governo, porterà ad un aumento della tassazione . E , lo sappiamo entrambi , un aumento di tasse lo paga chi , le medesime , le ha sempre pagate , i dipendenti e o pensionati.
    P. S. Gli 80 euro , erano una misura ben diversa , andando a integrare una retribuzione di chi già lavorava . Non era un’elemosina. Diverso altresì sarebbe stato incrementare il sussidio rappresentato dal Rei.
    Ciao

    Piace a 2 people

  2. Ciao Joda, vedo che hai bloccato il mio account Twitter (@marcelito60) e francamente non riesco a capire perché.

    Ho sempre apprezzato quello che scrivi, non abbiamo mai avuto contrasti, la pensiamo allo stesso modo su tante cose … credo debba essersi trattato di un errore.

    Potresti sbloccarmi ? Grazie

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...