(Non) andate a votare alle primarie

Romano Prodi ha evidentemente percepito disaffezione e scoramento tra le “truppe” piddine se, alla vigilia delle elezioni primarie di domenica, ha sentito il bisogno di indirizzare ai militanti delusi un invito a non astenersi.

Perché la questione non è tanto CHI votare: vincerà infatti, come è evidente, Nicola Zingaretti. Martina non ha un profilo né un posizionamento riconoscibile e Giachetti gioca da outsider, non ha lo standing né detiene l’eredità politica di Matteo Renzi.

La questione è piuttosto SE votare. Per la prima volta le primarie PD rischiano davvero il flop, se tanti che non hanno digerito lo sconcertante anno sabbatico seguito alle ultime politiche si ritrovano adesso privi della benché minima fiducia nel futuro del partito e nei dirigenti che sono sopravvissuti alla rovinosa caduta dell’ultimo segretario eletto dalla base.

Prodi, che delle cose democratiche è profondo e sensibile conoscitore, lo sa: la morte delle primarie equivale alla morte del partito e un insuccesso dei gazebo lo condannerebbe all’implosione in tempi anche brevi.

Ma questo, caro Romano (e cara Meri De Martino, segretaria di circolo bolognese che hai fatto eco a Prodi con il tuo appello al voto) è un ricatto bello e buono.

Ciò che non ci dici, infatti, è che a queste primarie non si doveva arrivare, che queste primarie sono il fallimento irrevocabile di una classe dirigente che non ha saputo recuperare unità nel dopo Renzi e che esse serviranno solo da investitura a un unico candidato, Nicola Zingaretti, che rappresenta una metà dell’elettorato PD. L’altra metà non avrà un candidato da votare, né un progetto di partito che lo soddisfi. E giustamente medita di starsene a casa.

In queste condizioni, caro Romano, non si fanno primarie. In queste condizioni, soprattutto se si ha un anno a disposizione, si cerca di fare sintesi, mediazione, unità e ci si presenta con soluzioni, non con problemi.

Io non voto per certificare la consegna di un partito distrutto a chi ne rappresenta una metà e non si cura dell’altra metà. Io non vengo per un presunto rispetto della mia tessera e di quella dei militanti o perfino della tua bella faccia da padre nobile: io resto a casa proprio per quel rispetto che devo a tutti voi.

Io non metto la mia croce, neppure per una pietosa testimonianza minoritaria, su ciò che accadrà il giorno dopo le primarie: e cioè la definitiva inumazione del progetto originario del PD come sintesi delle migliori esperienze cattoliche e socialiste di ispirazione riformista. Io non metto la mia croce sull’ennesima delega in bianco data a una classe dirigente sorda e insensibile alla supplica che gli è venuta dalla base: unità. Non fingo di credere che sarà il prossimo segretario a portare il partito da qualche parte, dopo che gli ultimi tre che abbiamo avuto (Veltroni, Bersani, Renzi) sono tutti stati fucilati alle spalle da una classe dirigente vomitevole che continua a riprodursi, refrattaria ad ogni onore e disciplina. Quella stessa classe dirigente che si sta già schierando per circondare il leader e imporgli la solita liturgia della spartizione interna per correnti e sottocorrenti.

Basta, io ho fatto il pieno. Dopo tanti voti disciplinati e responsabili ai gazebo questa volta non voterò. E per la prima volta toccherà a me stare tra le fila degli astenuti, quelli di cui ci si domanda come mai li abbiamo persi, cosa volessero dirci con la loro assenza: se davvero interessa a qualcuno ecco qui, vi ho raccontato tutto.

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10 pensieri su “(Non) andate a votare alle primarie

  1. Pensa che invece io, pur riluttantissimo partecipante con voto a Giachetti, debbo a ‘sto giro pure fare il responsabile di seggio. Non posso dare torto nemmeno ad una parola di ciò che dici, ma non voglio che il PD muoia. Non so come altro spiegartelo: non voglio che muoia. Se non andiamo in tanti alle primarie (ovvero, i ‘meno pochi’ possibile), hai ragione, il PD morirà. Mi sento male a questo pensiero. Non sono stato un iscritto modello. Non ho mai trovato il tempo di andare alle riunioni del circolo (stanchezza, figli, quella semifinale di Champions…), non ho mai fatto volantinaggio, solo un paio di presenze da volontario alle primarie, che per me sono più sacre della messa per i cattolici. Ma potevo e dovevo fare di più. Dovevo litigare di più con chi si dichiarava orgogliosamente grillino, dovevo discutere di più con i parenti sempre astenuti, dovevo parlare – e non solo mandargli una mail – con quel caro amico che non se la sentiva di fare tanti chilometri per tornare nella sua città a votare. Dovevo portarcelo di peso io, questo dovevo fare. Tante cose avrei potuto fare e non ho fatto. Sono venuto a Roma il 30 settembre scorso, magari ci siamo visti senza saperlo. Ho ritwittato tante tue considerazioni e commenti. Ma so che non basta e che una responsabilità per questa agonia la porto anche io, sulle mie spalle. Non solo Renzi, Gentiloni, la Boschi o i neo-padroni dell’assemblea nazionale. Non solo il pavido Letta, non solo i vergognosi scissionisti e non solo il mio ex-adorato Bersani, cui ho voluto bene come un padre. Non solo le beghe interne, non solo la fine della forma-partito in occidente (ovvero, nell’unico posto in cui esiste), non solo l’oscena disonestà dei governanti attuali o dei loro padri ignobili variamente fascisti. No. La colpa è anche mia. Per questo sono venuto in PIazza del Popolo, per questo mi sobbarco il lavoraccio di tenere aperto un seggio in cui verranno a votare un quarto delle persone dell’ultima volta. Perché so che potevo fare molto di più per il PD, per te e per tutti noi. E non ho avuto il coraggio, il tempo, la forza, l’umiltà o la presunzione di farlo. So che qualcosa sta finendo. So che qualcuno a cui voglio bene è steso su un letto, quasi privo di ogni forza vitale. Ma non posso staccarmi adesso, voltargli le spalle mentre ancora respira. Non voglio che muoia. Non voglio che muoia.

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    1. Bellissima, accorata e disperata dichiarazione d’amore ad un amante che è già sulla porta per andar via. Al contrario di te, ho lavorato per il partito fin dalla sua nascita, sono stata sempre presente: riunioni, celebrazioni, manifestazioni, volantinaggi, cibarie alle feste dell’unità. Ma a Gennaio ho detto stop!, troppe delusioni e frustrazioni; quelle che hai citato benissimo tu; e tante di più, nel Pd calabrese, dioccinilibbiri! E non ho rinnovato la tessera. Ma domenica vado a votare, perché le primarie sono la cifra di quel Partito Democratico che ho sognato per 11 anni che si realizzasse e non voglio che muoia. Lo so che Zingaretti vincerà e tenterà di snaturarlo ancora di più ma, se diamo forza a Martina e Giachetti, forse una tenace opposizione interna, leale e collaborativa, riuscirà a contrastarne la trasformazione in un fantasma del PDS.

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  2. Plaudo alla tua riflessione. Penso che anche io mi asterrò. Lo farei con più entusiasmo se sapessi che questa classe dirigente che tu giustamente definisci “vomitevole” rimanesse politicamente “uccisa” sotto le macerie di un partito destinato ad implodere.
    Dobbiamo considerare l’esperienza PD chiusa? È molto probabile a meno che non voglia galleggiare fra 8/10%
    Di certo l’unica richiesta che veniva dal basso, quella di unità, è stata totalmente disattesa come pure non mi illudo che un flop delle primarie faccia suonare un loro un campanello d’allarme.
    In effetti è più logico astenersi che non andare a votare contro Zingaretti. Farebbe rumore una partecipazione di 500.000 persone, anche se risposta è bella e pronta: rimane la più grande consultazione democratica in Italia. E sarebbe pure vero.

    Una cosa però x me è da valutare. Per le europee, un partito europeista che superi lo sbarramento bisogna trovarlo e votarlo. Di qua non si scappa.
    Grazie Maestro.

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  3. Non credo che la politica sia astensione; la politica è partecipazione. La partecipazione dice agli altri qualcosa, l’astensione dice tutto ed il contrario di tutto. Gli altri la leggeranno come fa loro comodo. Tu stesso, Yoda, ti contraddici; come puoi mandare un messaggio chiaro se ti astieni? Non è una critica, condivido molto di quello che hai scritto, contraddizioni incluse. Pragmaticamente però preferisco esprimere la mia posizione votando il candidato che che più le si avvicina, anche se poi non vincerà. Se poi, in futuro emergerà una scelta migliore, allora opterò per quella.

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  4. Come darti torto, ma come dice Unavitaalcinema, un senso di colpa per quello non fatto, non permette l’astensione. Per cui ci andrò con la solita speranza, che da anni mi porto dietro, che qualcosa cambi. Avevo delle speranze, son state abbattute come solito da un battaglione targato sinistra, ma come si dice la speranza è l’ultima a morire. Penso sia l’ultima chance che darò mi son stancata di ingoiare rospi.

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  5. Condivido la tua (come sempre) interessante riflessione, ma un argomento che mi fa spingere ad andare a votare a queste primarie – magari annullando o lasciando scheda bianca – è il seguente: in questa fase dove il Capitano si fa forte dei suoi follower e i 5S salutano come trionfo della democrazia 50k click su un sito torbido, poter esibire un numero oggettivo di persone che fisicamente sono andati in un gazebo PD e che sicuramente sono contro questo governo mi pare un punto importante.

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